Cultura, Natura, Bauman

Su R2 di oggi un interessante articolo di Bauman: http://www.repubblica.it/dal-quotidiano/r2/2011/09/17/news/perch_serve_una_eco-scienza-21784844/
L’argomento, un classico, quello del rapporto tra cultura e natura. Bauman sostiene, pena l’andare incontro a disastri colossali, la necessità di un forte cambiamento epocale, la necessità di trovare una maniera per contemperare gli interessi dell’uomo con quelli di tutte le altre specie viventi. Da uomo colto lo fa con importanti citazioni storiche e filosofiche. Nella pagina a fianco gli fa da eco Esposito, questa volta con una citazione letteraria, scomodando Leopardi.
L’uno e l’altro dicono delle cose giuste e interessanti ma rimango con la sensazione che il vero nocciolo del problema non sia nemmeno stato sfiorato: rimane vivo e vegeto, infatti (almeno questo è quanto sia io riuscito ad interpretare), il convincimento della contrapposizione “di fatto” tra natura e cultura, essendo quest’ultima al di fuori, estranea, alla prima. E quindi destinate storicamente a scontrarsi.
A mio parere si tratta di una contrapposizione falsa: la cultura fa parte della natura dell’uomo. Ogni specie vivente opera in modo tale da modificare l’ambiente in cui vive e l’uomo non fa eccezione: l’ambiente in cui vive e opera non obbedisce peró solamente a quanto ci insegna l’ecologia classica: accanto alle componenti biotiche e abiotiche del sistema, unitamente ai flussi di energia e materia, dobbiamo considerare anche la presenza e la dinamiche della cultura (forse dovremmo dire delle culture al plurale). L’uomo determina l’ambiente in cui vive realizzandovi anche delle strutture immateriali, delle ardite costruzioni del pensiero. Ciò che vorrei affermare, cioè, è che la cultura va considerata come elemento interno al sistema e quindi la sua influenza probabilmente è diversa da quanto potremmo aspettarci da un elemento “esterno”. Cercheró di mettere a fuoco in cosa consiste questa diversità.
Le specie viventi si mantengono in equilibrio grazie alla retroazione negativa dell’ambiente che si attuano con le note dinamiche tra disponibilità di cibo e di spazio e presenza di predatori ed elementi patogeni (mi si perdoni l’estrema brevità e semplificazione). Quando la popolazione di una specie raggiunge una certa consistenza, il feedback ambientale opera in modo da arrestare il processo: diminuisce la disponibilità per ogni individuo della specie delle risorse, aumenta il numero dei predatori e quindi dei predati. Si tratta di una legge spietata quanto raffinata, almeno nel senso del provilegiare, direi quasi perseguire, il raggiungimento della massima complessità. In termodinamica diremmo che si tende ad un minimo dell’entropia.
In quanto specie vivente l’uomo non è estraneo a questa dinamica: la sua intrinseca “missione” (ahimè chiaramente espressa persino nelle scritture bibliche) è quella di espandersi e moltiplicarsi. Sino a quando? Sino al feedback della terra, ovvero sino a quando le catastrofi epidemiologiche e la scarsità di cibo e di energia non procurerà la fine per milioni o miliardi di individui della nostra specie.
Sebbene insignificante sul piano cosmico un evento di questo genere sarebbe per noi assai spiacevole e preoccupante. E non risolvibile, come afferma Bauman (ma l’abbiamo sentito ripetere per decenni da Piero Angela), con lo sviluppo di nuovi saperi tecnici e scientifici, in quanto tali saperi, agendo dall’interno, analogamente a quanto accaduto sino ad ora, non potrebbero che obbedire al primitivo quanto imperativo scopo della specie.

Dance Dance Dance

More about Dance dance danceSublime, non avrei miglior termine per definire questa lettura. È questo il secondo libro di Murakami Haruki che termino in questa stagione, il primo è stato “L’uccello che girava le viti del mondo”, finito il quale sono stato diversi giorni prima di poter nuovamente prendere in mano un libro senza riceverne la sensazione di “poco significativo” (la fine di un buon libro è un piccolo lutto). Scritti a distanza di alcuni decenni, i due testi presentano delle analogie e una struttura molto simili. In entrambi i casi il protagonista è un uomo trentacinquenne, assolutamente non-macho, alle prese con una difficile fase della vita, alla ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo, e alle prese con la necessità di dipanare la matassa della propria esistenza. In questo tentativo il protagonista è costretto a coinvolgersi con fenomeni di “altri mondi” (verrebbe da parlare di magia o di paranormale, ma ne verrebbe fuori una immagine assai riduttiva) che lo riguardano direttamente e congiuntamente ad una serie di altri personaggi che popolano la narrazione. In entrambi i casi diventa significativa la amicizia con una ragazzina, amicizia sempre caratterizzata da una assoluta purezza di intenti e di comportamenti, una presenza anticonformisticamente presente nelle vicende del più maturo carattere principale. La forza della narrazione non è mai compromissoria delle delicatezza e delle finezza dei sentimenti e delle sensazioni. La vita e la morte sono costanti elementi forti che fanno da cornice al tutto. L’importante è trovarsi, trovare le proprie connessioni col mondo, a costo di passare giorni dentro un pozzo disseccato o di imbattersi nel fantasma vivente di un vecchio albergo nelle immateriali pieghe del modernissimo nuovo. Giapponese con citazioni di classico rock e di cucina italiana Murakami fa spesso affermare ai suoi personaggi una delle perle di saggezza orientale più classiche: quando è il caso, è necessario attendere coltivando la non-azione.

In principio c’era la parola?

More about In principio c'era la parola?Appena finito di leggerlo. Libro piccolo ma molto sostanzioso, soprattutto per chi, come me, non ha una formazione di tipo linguistico. Allo tempo perfettamente leggibile, comprensibile e molto godibile. Non è il caso che mi eserciti in questa sede nel tentativo di scriverne una recensione, in rete se ne trovano di molto migliori di quanto non potrei fare io, mi limito quindi a qualche riflessione, il libro ne sollecita parecchie.
Intanto si tratta di un tema e di un testo che volano molto “alti”! Mai in maniera pretenziosa, accademica o pomposa, tutt’altro. Se De Mauro riesce a renderla così chiaramente è solamente in virtù delle sue indiscusse doti di studioso e di pensatore. E in questo periodo di comunicazione di massa centrata sulle vicende da letto del premier ha costituito per me un vero balsamo rinfrescante. Il testo tratta dei rapporti tra il costituirsi delle lingue e delle identità sociali, in un processo mutuamente generante.
Davvero interessante la parte finale nella quale evidenzia come la Costituzione Italiana preveda la tutela delle minoranze linguistiche come strumento di garanzia delle molteplicità culturali e si occupi di prescrivere la messa in atto della rimozione di tutti gli ostacoli alla partecipazione delle medesime minoranze. Riporto due illuminanti citazioni:

Quello che mi interessa però sottolineare, e che in definitiva il nostro ordinamento ci aiuta a capire, è che nell’ordinamento stesso il nesso fra lingua e società è un nesso portante nella definizione e nell’indicazione dei principi di base, che trovano poi completamento nell’idea degli articoli centrali della Costituzione, sul carattere primariamente pubblico della funzione educante. È compito della Repubblica istituire scuole e università.

E ancora:

Bene, bisogna che alle discussioni che fanno il tessuto della vita democratica possano partecipare tutti, quale che sia la loro lingua materna, usando questa o apprendendo la lingua più diffusa, che è orami diventata davvero la lingua italiana, privilegio di pochi fino a cinquant’anni fa. E scuola ed educazione linguistica hanno una funzione centrale in ciò. Spendere in scuola e in educazione è un investimento per la democrazia.

La Reclame di

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Finalmente qualcosa di molto efficace nel campo della riflessione sui linguaggi dei media! In una serie di clip – tra l’altro molto ben realizzati e molto interessanti da guardare – vengono esplicitamente messi in luce alcuni dei punti di forza dei messaggi pubblicitari in video. Si tratta per lo più dei messaggi subliminali e comunque di quegli accorgimenti del linguaggio pubblicitario che parlano a parti del corpo diverse dalla nostra testa! Ad esempio la serie “Reclame” da cui è tratto il video qui di seguito, mostra l’uso sessista che la pubblicità fa del corpo della donna.

Credo proprio che l’iniziativa possa essere molto utile anche a scuola per mostrare ai ragazzi come il linguaggio audivisivo possa facilmente essere adoperato a fini manipolativi.

La Réclame – Indossa l’essenziale from nonchiedercilaparola on Vimeo.

di C. Sivieri Tagliabue
editing M.-C. Dumont
hanno collaborato M. Fragnito, M. Fiocchi, M.T. Melodia, A.M. Aloe

Si ringrazia Concita De Gregorio, Ico Gasparri, Ass.ne Pari o Dispare

Io voto sì – ancora stop per il nucleare!

In risposta, e a rinforzo, delle numerossissime mail arrivate in questi giorni con l’invito a votare “sì” contro il nucleare, dichiaro – ma dubbi non potevano essercene – che il mio voto a questo referendum del 12 e 13 giugno sarà, senza dubbi e senza possibilità di ripensamento, un fermo “SI”!

Le motivazioni di questo mio convincimento non sono nuove, al contrario risalgono agli anni 80, una trentina d’anni fa quindi, durante i quali le problematiche fondamentali connnesse alla produzione di energia elettrica mediante reattori nucleari non mi sembra siano sensibilmente mutate. Si tratta quindi di un convincimento pre-Chernobyl e pre-pre-Fukushima, un convincimento freddo e meditato che si basa su questi pochi assunti fondamentali:

  • l’energia elettrica prodotta per via nucleare non è più economica di quella prodotta da altre fonti ( non fidatevi di costi calcolati trascurando lo smaltimento del combustibile esausto e la dismissione degli impianti ormai “vecchi”);
  • l’uranio in natura è tutt’altro che abbondante ed un suo uso diffuso ne creerebbe l’esaurimento forse ancor prima del petrolio. Gli impianti quindi dovrebbero essere costruiti per funzionare col Plutonio e con altri prodotti di fissione nei reattori cosiddetti “autofertilizzanti”, una tecnologia con criticità ancora più marcate di quella ad uranio arricchito;
  • non è pensabile risolvere il problema del confinamento delle scorie ( materiali da confinare per -letteralmente – migliaia di anni);
  • non è accettabile che le centrali “esauste” diventino dei “cimiteri nucleari”. Sia per motivi ambientali, sia per motivi di militarizzazione del territorio.

Come si vede, pur non considerando il problema delle sicurezza,e quindi degli incidenti, problema che ci porta alle inevitabili posizioni emotive di quest’ultimo periodo, i motivi per bandire il nucleare dalle tecnologie adoperabili appaiono in tutta la loro chiarezza.

Possiamo – dobbiamo – votare SI in tutta serenità e tranquillità.

Planeta viral marketing

Citando da wikipedia ( http://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_virale)

Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea.

Devo ammettere che l’idea mi faceva un pò d’antipatia, già la sola idea di marketing me ne fa, il fatto poi che si sfruttasse una caratteristica della rete per ottenerne un effetto classico delle comunicazioni pre-internet, aggravava decisamente la pesantezza del mio giudizio.

Ma qualcosa mi ha fato cambiare idea, una foto, precisamente questa:

Una reflex dentro un contenitore da frigo con l'obiettivo che sporge da un foro praticato su di un lato.

Una reflex digitale in un contenitore da frigo!

Geniale direi, da sola mi ha fatto apprezzare il lavoro di  Mosaicoon, agenzia realizzatrice del nuovo sito web della nota casa vinicola siciliana Planeta.  La camera, adeguatamente – come si vede nella foto – riparata dalla umidità e dalla pioggia, è quella che riprende, a regolari intervalli di tempo, l’immagine che fa da sfondo temporaneo alla home del sito Planeta. Una idea interessante, mutuata dalla logica delle webcam, ma con la qualità di immagine di una buona fotografia. La scena ripresa è sempre la stessa: una panoramica dei vigneti che include un tratto del lago Arancio. Ma l’orario e le condizioni climatiche la rendono sempre diversa.

Decisamente un buon lavoro!

Arca dei Suoni – Aspetti e Innovazioni

Aspetti formativi e innovativi del progetto “Arca dei Suoni”

Lo scorso 2 marzo si è tenuta a Palermo, presso l’Albergo delle Povere, la presentazione del primo numero della pubblicazione “Quaderno di Arca dei Suoni”. E’ stato un momento interessante di incontro tra gli amministratori e il pubblico convenuto, soprattutto composto da studenti e da docenti provenienti dalle scuole che sono state coinvolte nella prima fase di vita e di sperimentazione del progetto.

Ho partecipato all’evento con una relazione che allego qui di seguito in forma di “slidecast” (le slide sincronizzate con l’audio “live” della presentazione)

Mi piace, in questa sede, cercare di sottolineare ulteriormente quanto indicato nella slide n. 12 . E’ infatti opportuno riflettere sul, e valorizzare fortemente, il valore didattico e formativo della iniziativa. Trattandosi di beni culturali l’aspetto formativo viene, in un certo senso, dato per scontato, ma con il progetto “Arca dei Suoni” si mettono in campo dinamiche potenzialmente assai interessanti, dinamiche a maggior grado di coinvolgimento di quanto possano fare eventi e momenti centrati sulla fruizione piuttosto che sulla creazione. Mi voglio esplicitamente riferire all’aspetto di scoperta e di manipolazione insiti e connaturati alle operazioni di registrazione e di pubblicazione di un contributo audio (per chi non lo sapesse: arcadeisuoni.org è un sito sul quale gli utenti possono direttamente pubblicare contributi sonori di carattere culturale). Gli studenti vengono in questo mobilitati su più livelli, da quelli tecnici della registrazione, a quelli espressivi del prodotto finito e infine a quelli critici degli eventuali feedback su quanto pubblicato. In questo processo accade un qualcosa di veramente importante e formativo: il racconto (per fare un esempio ma potrebbe essere un canto o qualcos’altro) che si va a registrare e pubblicare, in quanto effetto della propria ricerca e della successiva manipolazione, diventa un qualcosa di personale, qualcosa che fa parte della storia personale. In qualche modo, quanto documentato diventa parte del patrimonio personale di chi lo documenta: e questo è un modo non soltanto per imparare, ma per generare direttamente e immediatamente patrimonio culturale! Si valuti questa affermazione alla luce del discorso sulle competenze che da qualche tempo è diventato centrale nella scuola, discorso estremamente complesso, del quale fanno parte degli obiettivi particolarmente difficili da raggiungere in una situazione, quale quella scolastica, nella quale la vita reale viene approcciata, quando va bene, con le forme della simulazione. Arca dei Suoni ha le potenzialità per far superare questo gap tra la vita scolastica e le emergenze culturali del territorio e per di più con modalità di produzione mediatica che fanno parte della cultura giovanile e che non richiedono alcun investimento in tecnologia. Partecipare all’accrescimento dell’archivio sonoro di Arca dei Suoni è un generatore di competenze: come risultato mi sembra niente affatto disprezzabile.

La competenza a scuola, di che si tratta?

Ha avuto inizio oggi (prima sessione delle quattro in programma) il workshop di aggiornamento professionale di psicopedagogia dell’apprendimento tenuto dal Cidi di Palermo alla Scuola Piazzi di via mario Rutelli. Relatore il prof. Mario Di Mauro, Università Ca’ Foscari di Venezia – Centro Interateneo per la Ricerca didattica e la Formazione avanzata.

Il tema è di quelli attuali ed estremamente spinosi, ha fatto notare Di Mauro, schierandosi al contempo tra i crititici dell’adozione del concetto di competenza in ambito scolastico. Motivo: il concetto di competenza deriva da ambiti e ambienti assai diversi da quelli dell’istruzione e della formazione. I modelli di riferimento sono quelli dell’impresa che ha effettivamente bisogno di declinare delle competenze in termini di capacità di soddisfare agli obblighi delle diverse mansioni. A scuola invece le esigenze sono diverse.

La tesi è stata sostanziata dal risultato di uno studio molto approfondito che non sarei in grado di riportare ” a caldo” e senza aver adeguatamente riguardato i materiali che saranno messi agli atti dell’iniziativa. Quello che posso dire stasera è che è stato chiaramente ribadita una sorta di contrapposizione tra la “società della tecnica” e la “società umana della comunicazione”. Che sono stati esaminati i modelli di definizione e valutazione delle competenze di scuola rispettivamente americana e inglese. Che è stato citato il sociologo francese le Boterf, autore di una interessante definizione di competenza che sarà approfondita nei prossimi incontri.

Le mie personali impressioni: la dicotomia “società della tecnica” – “società dell’uomo” mi è sembrata un pò forzata e curvata nel verso della dimostrazione di un teorema per il quale il dominio della tecnica obbliga ad una eccessiva razionalizzazione dell’organizzazione produttiva e alla conseguente costrizione degli esseri umani in ruoli e mansioni  determinati rigidamente dalle esigenze della produzione. La tesi mi sembra un pò stantia e mi ricorda analisi del mondo della produzione di stampo ottocentesco. Sociologi, antropologi, economisti, psicologi ci hanno nel frattempo segnalato tante altre dinamiche, una per tutte: l’uomo consumatore, l’individuo considerato come target del marketing, l’uomo, e soprattutto l’adolescente, per il quale la spinta del mercato ha sostituito la spinta del bisogno e del desiderio. In questo senso economia e finanza credo possa essere considerati attori più pesanti della tecnologia.

Domani alle 15 il secondo incontro.

Mois de la Photo 2010

Parigi si conferma capitale europea della fotografia, per qualità e quantità di mostre, esposizioni, eventi. La cosa che mi colpisce di più è la sinergia tra le diverse realtà che operano nella città: in corrispondenza ad un grande evento come il Mois della Photo appena concluso al Carousel del Louvre ( si veda la lista degli espositori per capirne l’entità), le iniziative fotografiche si mltiplicano in tutta la città. Sulla mappa che segue ogni segnaposto ne è una conferma!

Vedi la mappa in originale sul sito della Maison Europeen del la Photographie

Il “post” come lezione frontale

E’ da ieri sera che con grande interesse leggo i post di Maurizio Chatel su BlogBooks in the Net.

Soprattutto mi ha colpito l’idea espressa ne L’insegnante liquido

la funzione dell’insegnante acquista di importanza, poiché egli è chiamato, nella lezione frontale – che può avvenire con la semplice pagina stampata del post messa a disposizione di tutta la classe – a fornire le indicazioni di metodo per navigare in modo sensato, per usufruire dei diversi link in modo razionalmente gerarchizzato, per anticipare in modo teorico ciò che gli studenti “troveranno” nella loro navigazione, così da predisporli ad un utilizzo pertinente dei materiali messi a loro disposizione dal testo. Il computer non è affatto uno strumento adatto esclusivamente all’autoapprendimento; esso dev’essere pensato dal docente all’interno di un piano di lavoro che vede nel lavoro in classe la fase formativa essenziale all’uso consapevole di una varietà di fonti e di canali di informazione, di volta in volta selezionati per ogni specifico obbiettivo. Il gruppo classe deve e può rimanere l’ambiente naturale per la formazione, ambiente all’interno del quale la funzione docente come facilitatore si affianca a quella classica dell’esperto in “progettazione” dei percorsi di apprendimento.

ovvero della lezione frontale costituita da un post del blog. La cosa che mi sembra davvero nuova, in questa formulazione, è che si tratta del post concepito non come unità didattica o learning object o comunque come qualcosa che serva a veicolare contenuto. Tutt’altro: si tratta invece di un qualcosa che precisa obiettivi e metodologia. Che fornisca supporto (scaffolding). Ancora di più se lo si considera in ottica connettivista: fornisce un suggerimento per una modellizzazione di uno dei possibili “pattern” della rete conoscitiva.